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The Global Health Gastronomy

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E’ nozione e convinzione comune che il cibo sia, laddove non suscita conflitti anche drammatici tra zone del Mondo a diversa disponibilità, elemento di unione, convivialità, simpatia e comunicazione fra persone e popoli. 
A tavola ci si ritrova nei momenti topici della vita,  ed in talune culture anche nella morte dei propri congiunti,  con finalità  che possono essere via via diverse ma che hanno sempre come elemento unificante il piacere della condivisione e dell’intima soddisfazione: cose che possiamo unificare nel termine Benessere.

Il benessere è a sua volta una condizione cui  tutte le persone aspirano, in qualunque luogo del Mondo si trovino, e che cercano di perseguire come uno degli obiettivi di fondo della propria esistenza. Il Mondo è però diviso in zone, dove le condizioni di vita sono estremamente diverse e dove il conseguimento del benessere è un obiettivo perseguibile con possibilità di successo, a loro volta, enormemente diverse.  La suddivisione più eclatante è verosimilmente quella tra Paesi sviluppati ed a  Low e Middle Income   nei quali  il livello di povertà e di disuguaglianze, di fruizione di servizi essenziali per la vita, nonché di sicurezza personale e ambientale, di protezione dell’infanzia ma anche della disponibilità di acqua e cibo, determina condizioni di forte mancanza di benessere, che giungono in talune  aree del Mondo, a condizionare pesantemente le stesse prospettive e possibilità di vita. 

La presenza di malnutrizione, di malattie trasmissibili, di inquinamento ma anche di conflitti armati ed o di incapacità di fronteggiare fenomeni atmosferici o grandi catastrofi, rappresentano, da un lato gli elementi di questa diversità ma anche i settori di intervento dei Paesi sviluppati  a favore di quelli  a low e middle income.

Questa attività  tradizionalmente definita come “aiuti “ è stata, nel 1999 compresa all’interno di azioni e progetti definiti per la prima volta “Global health” (GH) da parte dell’Università della California a San Francisco. Da allora la GH ha avuto un enorme sviluppo sia nel dibattito circa il suo significato, che praticamente, con  la costituzione di consorzi e gruppi di organizzazioni che hanno prodotto programmi  sia di intervento,  nei Paesi a low e middle income prevalentemente nella tutela della salute, nell’approvvigionamento di farmaci e vaccini, nella costruzione di Ospedali, sia di formazione di Personale da inviare nelle are di operatività.

Tra il 2007 ed il 2009 la Dichiarazione di Oslo, nata dalla volontà di sette Ministri degli Esteri  e  le Risoluzioni  delle Nazioni Unite,  volendo elevare la questioni sanitarie ad argomento di peso nelle relazioni tra Stati e Governi ne hanno sostenuto e promosso l’inserimento  nell’ambito delle relazioni di politica estera tra Stati. In questo modo con GH si viene ad indicare l’insieme delle tematiche che complessivamente concorrono a determinare il benessere di una popolazione su scala globale: la salute, la crescita economica, la distribuzione della ricchezza, la tutela dell’ambiente, la disponibilità di cibo ed acqua, la composizione dei conflitti armati, la sicurezza ed altro ancora, arrivando a coniare il termine di Global Health Diplomacy (GHD) con il quale si intende dare significato compiuto, comprendendole in un’unica definizione, ad un insieme di azioni e progetti che hanno come fine ultimo quello di combattere la povertà e ridurre le disuguaglianze in un Mondo  che si ritiene globalizzato e formato quindi da Persone con eguali diritti e possibilmente con identiche aspettative sia come qualità che come prospettiva di vita.

Negli anni successivi  a causa sia della crisi economica che ha investito i Paesi sviluppati, sia del disinteresse dei loro Governi che non vedevano nella GHD un’opportunità concreta di ritorno economico, non è stata data concretezza alle ipotesi di lavoro avanzate nei Documenti citati, lasciando il campo ad organizzazioni prevalentemente private come la Bill & Melinda Gates Foundation che hanno comunque continuato, meritevolmente,  a stanziare fondi ed a promuovere progetti ed azioni ma nel solo ambito sanitario, nello specifico del controllo delle malattie trasmissibili. 

Oggi, un nuovo interesse, dato anche  dalle prospettive di crescita dei Paesi a low e middle income, ripropone il tema della GH al centro di una nuova stagione di azioni ed interventi in ambiti non solo sanitari ma propri della realtà scaturita dai vari processi di globalizzazione. E’ dunque  proprio in questo senso che anche la tematica legata al cibo ed all’alimentazione può trovare una specifica collocazione se posta all’interno di una nuova proposta che vorrei definire Global Health Gastronomy. ( GHG) Si tratta in definitiva di affermare il valore dell’alimentazione non solo come elemento indispensabile al conseguimento del benessere delle persone ma anche come terreno di incontro di culture, gusti, modalità di produzione, conservazione, preparazione e consumo del cibo.

La GHG viene quindi ad esprimere la capacità di legare attorno ad un alimento che funge da collante, altri alimenti tipici di popolazioni di diverse aree del Mondo che possono trovare in quel piatto o ricetta o modo di preparazione una parte dei propri  sapori, tradizioni e cultura, e quindi può rappresentare un, seppure  piccolo, contributo  di unità, e condivisione tra popolazioni e persone diverse, provenienti da culture ed abitudini di vita diverse. Ridare al cibo quella funzione di convivialità, di valore unificante  e di piacere del gusto, affermandone al tempo stesso non la funzione internazionale ( piatti diversi all’interno dello stesso menù) bensì di globalizzazione cioè di sintesi in un mix di sapori  che si legano tra loro attraverso un elemento portante  o base comune a più regioni del Mondo.

Una  Scienza Gastronomica che ha tra i suoi presupposti sia quello di unire le diversità ma anche che, sostenuta e caratterizzata dai  principi  di Cucina Evolution – Art joins Nutrition, delle modalità di preparazione e dell’attenzione, rigorosa, alle caratteristiche degli alimenti alle loro proprietà e salvaguardia, risulti particolarmente attenta alla sicurezza alimentare e nutrizionale. La GHG rappresenta quindi un nuovo concetto da inserire a pieno titolo tra le attività ascrivibili alla GH più in generale poiché persegue l’obiettivo di contribuire a dare sicurezza attraverso il cibo: un  modo di realizzare ancora una volta un cibo buono e che fa bene non solo al palato ed al metabolismo ma che diventi strumento di incontro e di condivisioni in un ambito di “ethical reasoning” che anche il cibo può avere  ai livelli più diversi del Mondo globalizzato.

 Michele Rubbini

Presidente Comitato Scientifico di ASSIC – Associazione per la Sicurezza Nutritionale in Cucina

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