La Dieta Anticancro: tra sogno e realtà

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La Dieta Anticancro: tra sogno e realtà

Nel corso dell’ultima decade una serie di osservazioni epidemiologiche relative alla diversa incidenza di malattie non trasmissibili come, l’Obesità ed il Diabete o quelle Cardiovascolari, ma soprattutto il Cancro, tra Paesi sviluppati e quelli emergenti o a “low e middle income”, ha stimolato una profonda riflessione sulle cause di una così evidente disparità a favore di questi ultimi.

Scartata ogni ipotesi di diversità genetica ( siamo quasi tutti definitivamente convinti che le razze non esistono essendo figli di uno stesso progenitore) l’attenzione è stata focalizzata sugli stili di vita con particolare riguardo all’alimentazione. Si è quindi visto che laddove le abitudini alimentari erano prevalentemente composte da cibi ipercalorici, iperlipidici e/o processati l’incidenza di tali malattie era notevolmente maggiore rispetto alle zone del Mondo dove invece l’alimentazione era prevalentemente composta da cibi di derivazione vegetale, pesce e spezie nonché cereali con forte residuo e poca carne rossa: il National Cancer Institute Statunitense confermò che il 35 % dei Tumori è da ritenersi di derivazione alimentare.

Grandi Istituti di ricerca internazionali hanno quindi iniziato a dirottare fondi e risorse verso progetti che potessero confermare sulla base di dati certi quelle osservazioni e supposizioni.

Nel frattempo la cultura del cibo si è sviluppata: sono stati coniati neologismi come Nutraceutica, il grande pubblico ha iniziato ad avere familiarità con i Polifenoli, o i Fitochimici, si sono messe in luce le proprietà Antiossidanti di taluni composti presenti in varia misura negli alimenti attribuendo ora all’uno ora all’altro proprietà sia preventive che per taluni aspetti curative di questo o quel Cancro.

Contemporaneamente una nuova stagione di divulgazione dell’arte culinaria si è imposta su network e media, dove più o meno improvvisati Cuochi dispensavano suggerimenti e segreti per una alimentazione salutistica e altrettanti più o meno improvvisati “Esperti” popolavano a qualunque ora del giorno e della notte, i salotti televisivi proponendo Diete, spesso talmente antitetiche tra loro da far sorridere anche i più sprovveduti: se oggi andiamo in una qualsiasi libreria troviamo centinaia di pubblicazioni, i cui Autori, assicurano di avere scoperto la panacea di tutti i mali e consigliano le Diete più disparate, tra le quali la Dieta Genetica ( dove i principi di fondo del rapporto tra Alimentazione e Genetica sono rovesciati) e quelle più propriamente Anticancro, derivanti, di solito, dall’incontro tra un Medico od Oncologo ed un Cuoco.

Queste ultime si basano essenzialmente sul consumo di quegli alimenti il cui contenuto in Polifenoli od Antiossidanti è particolarmente elevato, giungendo addirittura ad attribuire ad ognuno di essi – dal Licopene, alle Antocianine, dagli Istiocianati alla Epigallo catechina 3 gallato, dalla quercetina, al beta carotene e via di questo passo – , specifici bersagli antricancro.
A far data dal 2010 circa hanno iniziato ad essere pubblicati i dati delle ricerche in vivo ( serie di casi e controlli sull’Uomo) relative alle proprietà anticancro di quegli alimenti e composti, che però non hanno confermato, nella generalità dei casi , le aspettative ed ipotesi iniziali.

Uno tra i maggiori Istituti di ricerca in questo ambito l’American Institute for Cancer Research ha quindi modificato profondamente le sue Raccomandazioni giungendo a stabilire che “ Non esiste alcun alimento o componente di questo che di per se stesso possa proteggere dal Cancro.” (http://www.aicr.org/foods-that-fight-cancer/) e che le ricerche di riferimento sulle proprietà anticancro degli alimenti erano state condotte in laboratorio.( in vitro )
Se dunque non è l’alimento in se che previene il Cancro e quindi non la “Dieta” intesa come regola di successione nella assunzione degli alimenti e quindi di esclusione od inclusione statica e forzata, come è possibile utilizzare l’alimentazione come elemento di contenimento e riduzione del rischio di ammalare?

Oggi siamo in grado di affermare , sulla base delle risultanze scientifiche disponibili che per confermare la validità della asserzione che l’alimentazione rappresenta una chiave di abbattimento del rischio di ammalare dobbiamo prendere in considerazione non solo il contenuto teorico di quelli che oggi più correttamente chiamiamo Composti Alimentari Bioattivi per distinguerli dai Protidi, Lipidi e Glucidi, ma la loro effettiva biodisponibilità che è conseguente al mantenimento delle loro caratteristiche dopo cottura o manipolazione o conservazione. Non è quindi l’alimento che ci protegge ( in natura esistono veleni e tossine , non esistono alimenti che “fanno male”) bensi il cibo , cioè l’alimento così come noi lo trasformiamo per poterlo assumere .

I nuovi principi quindi diventano: a)assicurarsi che il luogo di produzione dei Vegetali o gli allevamenti siano indenni da fonti inquinanti o di acceleratori di crescita e peso; b) che la conservazione avvenga evitando processi di degenerazione; c) che le quantità assunte e le calorie siano regolate sulla base del consumo e quindi della attività fisica; d) che la preparazione sia essa cottura o manipolazione sia attuata avendo come principio di fondo quello di non distruggere o alterare i Componenti Alimentari Bioattivi o di non creare attraverso metodi di cottura errati sostanze nocive alla salute se non cancerogene; e) aumentare la quota di residuo e quindi di stimolo ad una regolare funzione intestinale e infine; f) avere una regolare attività fisica che contribuisca a definire uno stile di vita che a sua volta consenta di controllare il proprio peso e di non accumulare grassi in eccesso.

Lo scopo non è quello di assumere una sostanza, come fosse un farmaco, che ci mette al riparo dal male, ma di contribuire a mantenere un equilibrio metabolico il più possibile al riparo dalla eccessiva produzione di Radicali Liberi, di fenomeni di Infiammazione latente o cronica, di “attività” del tessuto adiposo, di utilizzazione massima delle calorie ( nutrienti ) per produrre energia utile al buon funzionamento cellulare e non da devolvere a processi di riparazione metabolica: in una parola per il mantenimento della omeostasi, vero elemento di prevenzione e di riduzione del rischio di ammalare, anche di Cancro.

Stupisce quindi che nonostante i dati di letteratura scientifica di cui possiamo disporre vi sia ancora chi sostiene teorie superate e soprattutto non confermate dai risultati in vivo. E’ fuorviante e culturalmente non corretto divulgare affermazioni che non trovano riscontro nella realtà. Lasciamo questo esercizio alle trasmissioni di “Esperti” di Cucina. Da uno scienziato, da un Ricercatore o da un Oncologo è lecito aspettarsi una maggiore onestà intellettuale ma forse, basterebbe una maggiore informazione su ciò che è scientificamente confermato per distinguerlo da ciò che rimane un nostro desiderio, legittimo e condivisibile, ma che non può essere utilizzato per sostenere una cultura della prevenzione che a tutt’oggi non solo non ha ottenuto conferma scientifica ma è decisamente orientata in una diversa direzione.

Prof. Michele Rubbini

Presidente Comitato Scientifico Assic